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artt 6 e 7 c.c. il diritto al nome
Articoli 6 e 7 del codice civile, il diritto al nome e le forme della sua tutela civilistica, la giurisprudenza di legittimità rilevante
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
ART 6 c.c.
Diritto al nome.

[I]. Ogni persona ha diritto al nome [22 Cost.] che le è per legge attribuito [143-bis, 262, 299, 2292, 2314, 2326, 2563] (1).
[II]. Nel nome si comprendono il prenome e il cognome [XIV2 Cost.].
[III]. Non sono ammessi cambiamenti, aggiunte o rettifiche al nome, se non nei casi e con le formalità dalla legge indicati (2).
(1) V. art. 52 l. 1° dicembre 1970, n. 898 e l. 28 marzo 1991, n. 114.
(2) V. artt. 84 ss. d.P.R. 3 novembre 2000, n. 396.



ART 7 c.c.
Tutela del diritto al nome.

[I]. La persona, alla quale si contesti il diritto all'uso del proprio nome o che possa risentire pregiudizio dall'uso che altri indebitamente ne faccia, può chiedere giudizialmente la cessazione del fatto lesivo, salvo il risarcimento dei danni.
[II]. L'autorità giudiziaria può ordinare che la sentenza sia pubblicata in uno o più giornali [120 c.p.c.].
 
ART. 8 c.c.
Tutela del nome per ragioni familiari.
 
[I]. Nel caso previsto dall'articolo precedente, l'azione può essere promossa anche da chi, pur non portando il nome contestato o indebitamente usato, abbia alla tutela del nome un interesse fondato su ragioni familiari degne d'essere protette.
 
 
LA GIURISPRUDENZA IN MATERIA DI DIRITTO AL NOME E DI FORME DI TUTELA

Cassazione civile  sez. I 11 agosto 2009 n. 18218


La tutela civilistica del nome e dell'immagine, ai sensi degli art. 6, 7 e 10 c.c., è invocabile non solo dalle persone fisiche ma anche da quelle giuridiche e dai soggetti diversi dalle persone fisiche e, nel caso di indebita utilizzazione della denominazione e dell'immagine di un bene, la suddetta tutela spetta sia all'utilizzatore del bene in forza di un contratto di leasing, sia al titolare del diritto di sfruttamento economico dello stesso. (Principio affermato dalla S.C. in una fattispecie in cui una società, senza ottenere il consenso dell'avente diritto e senza pagare il corrispettivo dovuto, aveva indebitamente riprodotto nel proprio calendario l'immagine e la denominazione di un'imbarcazione altrui, usata a fini agonistici o come elemento di richiamo nell'ambito di campagne pubblicitarie o di sponsorizzazione, inserendo nella vela il proprio marchio).


Cassazione civile  sez. I 16 luglio 2003 n. 11129


L'inserimento del nome di un terzo in una denominazione sociale può essere riconosciuto legittimo solo con il consenso dell'interessato e, in ogni caso, con salvezza di quanto stabilito dall'art. 7 c.c.



Cassazione civile  sez. I 16 luglio 2003 n. 11129


In tema di tutela del diritto al nome , l'accoglimento della domanda di cessazione del fatto lesivo, contemplata dall'art. 7 c.c., è subordinata alla duplice condizione che l'utilizzazione del nome altrui sia indebita e che da tale comportamento possa derivare un pregiudizio alla persona alla quale il nome è stato per legge attribuito. Sotto quest'ultimo profilo, quantunque a giustificare l'accoglimento della misura sia sufficiente la possibilità di un pregiudizio, non essendo necessario che esso si sia già verificato, tuttavia la ricorrenza di detta possibilità deve essere accertata in concreto).


Cassazione civile  sez. I 06 marzo 1993 n. 2740


Il diritto al nome non dà luogo ad un autonomo diritto all'utilizzazione commerciale del proprio patronimico.


Cassazione civile  sez. un. 23 dicembre 2010 n. 25999


La controversia tra due associazioni, in ordine alla nullità di una deliberazione assunta dagli organi di una terza associazione estranea al giudizio, è utilmente decisa sulla base di accertamenti che acquistano l'efficacia del giudicato soltanto tra le parti, e che non possono in alcun modo essere opposti all'associazione che ha assunto la deliberazione, ma non ha partecipato al giudizio, con la conseguenza che l'intervento in appello da parte di quest'ultima è inammissibile, non ricorrendo il caso dell'art. 344 c.p.c. (Nella specie, nella controversia intercorrente tra il partito politico della Democrazia cristiana e l'Associazione dei Cristiano democratici uniti, avente ad oggetto la validità della delibera di una terza associazione — la Democrazia cristiana «?storica?» — relativamente al diritto all'uso del nome «?Democrazia cristiana?» e del simbolo costituito dallo scudo crociato con la scritta Libertas, era intervenuto in appello il Partito popolare italiano, lamentando la propria pretermissione, ma l'intervento era stato dichiarato inammissibile dalla corte territoriale, non essendovi litisconsorzio necessario; le S.U., enunciando il principio anzidetto, hanno confermato la decisione impugnata).








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