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la detenzione domiciliare
La misura alternativa della della detenzione domiciliare per gliu ultrasettantenni e per le altre categorie - art 47 ter ord penitenziario
 
Art.47 ter
Detenzione domiciliare (1).


La pena della reclusione per qualunque reato, ad eccezione di quelli previsti dal libro II, titolo XII, capo III, sezione I, e dagli articoli 609-bis, 609-quater e 609-octies del codice penale, dall'articolo 51, comma 3-bis, del codice di procedura penale e dall'articolo 4-bis della presente legge, può essere espiata nella propria abitazione o in altro luogo pubblico di cura, assistenza ed accoglienza, quando trattasi di persona che, al momento dell'inizio dell'esecuzione della pena, o dopo l'inizio della stessa, abbia compiuto i settanta anni di età purché non sia stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza nè sia stato mai condannato con l'aggravante di cui all'articolo 99 del codice penale (2).

1. La pena della reclusione non superiore a quattro anni, anche se costituente parte residua di maggior pena, nonché la pena dell'arresto, possono essere espiate nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora ovvero in luogo pubblico di cura, assistenza o accoglienza ovvero, nell'ipotesi di cui alla lettera a), in case famiglia protette, quando trattasi di (3):
 
a) donna incinta o madre di prole di età inferiore ad anni dieci con lei convivente (4);
 
b) padre, esercente la potestà, di prole di età inferiore ad anni dieci con lui convivente, quando la madre sia deceduta o altrimenti assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole;
 
c) persona in condizioni di salute particolarmente gravi, che richiedano costanti contatti con i presidi sanitari territoriali;
 
d) persona di età superiore a sessanta anni, se inabile anche parzialmente;
 
e) persona minore di anni ventuno per comprovate esigenze di salute, di studio, di lavoro e di famiglia (5).
 
1. 1. Al condannato, al quale sia stata applicata la recidiva prevista dall'articolo 99, quarto comma, del codice penale, può essere concessa la detenzione domiciliare se la pena detentiva inflitta, anche se costituente parte residua di maggior pena, non supera tre anni (6).
 
1-bis. La detenzione domiciliare può essere applicata per l'espiazione della pena detentiva inflitta in misura non superiore a due anni, anche se costituente parte residua di maggior pena, indipendentemente dalle condizioni di cui al comma 1 quando non ricorrono i presupposti per l'affidamento in prova al servizio sociale e sempre che tale misura sia idonea ad evitare il pericolo che il condannato commetta altri reati. La presente disposizione non si applica ai condannati per i reati di cui all'articolo 4-bis e a quelli cui sia stata applicata la recidiva prevista dall'articolo 99, quarto comma, del codice penale (7).
 
1-ter. Quando potrebbe essere disposto il rinvio obbligatorio o facoltativo della esecuzione della pena ai sensi degli articoli 146 e 147 del codice penale, il tribunale di sorveglianza, anche se la pena supera il limite di cui al comma 1, può disporre l'applicazione della detenzione domiciliare, stabilendo un termine di durata di tale applicazione, termine che può essere prorogato. L'esecuzione della pena prosegue durante la esecuzione della detenzione domiciliare (8).

1-quater. Se l'istanza di applicazione della detenzione domiciliare è proposta dopo che ha avuto inizio l'esecuzione della pena, il magistrato di sorveglianza cui la domanda deve essere rivolta può disporre l'applicazione provvisoria della misura, quando ricorrono i requisiti di cui ai commi 1 e 1-bis. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui all'articolo 47, comma 4 (8).
 
2. Omissis (9).
 
3. Omissis (10).
 
4. Il tribunale di sorveglianza, nel disporre la detenzione domiciliare, ne fissa le modalità secondo quanto stabilito dall'articolo 284 del codice di procedura penale. Determina e impartisce altresì le disposizioni per gli interventi del servizio sociale. Tali prescrizioni e disposizioni possono essere modificate dal magistrato di sorveglianza competente per il luogo in cui si svolge la detenzione domiciliare (11).
 
4-bis. Nel disporre la detenzione domiciliare il tribunale di sorveglianza, quando ne abbia accertato la disponibilità da parte delle autorità preposte al controllo, può prevedere modalità di verifica per l'osservanza delle prescrizioni imposte anche mediante mezzi elettronici o altri strumenti tecnici. Si applicano le disposizioni di cui all'articolo 275-bis del codice di procedura penale (12).
 
5. Il condannato nei confronti del quale è disposta la detenzione domiciliare non è sottoposto al regime penitenziario previsto dalla presente legge e dal relativo regolamento di esecuzione. Nessun onere grava sull'amministrazione penitenziaria per il mantenimento, la cura e l'assistenza medica del condannato che trovasi in detenzione domiciliare.
 
6. La detenzione domiciliare è revocata se il comportamento del soggetto, contrario alla legge o alle prescrizioni dettate, appare incompatibile con la prosecuzione delle misure.
 
7. Deve essere inoltre revocata quando vengono a cessare le condizioni previste nei commi 1 e 1-bis (13).
 
8. Il condannato che, essendo in stato di detenzione nella propria abitazione o in un altro dei luoghi indicati nel comma 1, se ne allontana, è punito ai sensi dell'articolo 385 del codice penale. Si applica la disposizione dell'ultimo comma dello stesso articolo (14).
 
9. La denuncia per il delitto di cui al comma 8 importa la sospensione del beneficio e la condanna ne importa la revoca (15).
 
9-bis. Se la misura di cui al comma 1-bis è revocata ai sensi dei commi precedenti la pena residua non può essere sostituita con altra misura (16).
 
(1) Articolo aggiunto dall'articolo 13 della legge 10 ottobre 1986, n. 663. La Corte costituzionale, con sentenza 19 novembre 1991, n. 414, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo, nella parte in cui non prevede che la reclusione militare sia espiata in detenzione domiciliare quando trattasi di "persona in condizioni di salute particolarmente gravi che richiedono costanti contatti con i presidi sanitari territoriali".
 
(2) Comma premesso dall'articolo 7 della legge 5 dicembre 2005, n. 251.
 
(3) Alinea modificato dall'articolo 3, comma 1, della Legge 21 aprile 2011, n. 62.
 
(4) La Corte Costituzionale, con sentenza 12 giugno 2009, n. 177 (in Gazz. Uff., 17 giugno, n. 24), ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della seconda parte della presente lettera, nella parte in cui non limita la punibilita' ai sensi dell'art. 385 del codice penale al solo allontanamento che si protragga per piu' di dodici ore, come stabilito dall'art. 47-sexies, comma 2, della presente legge, sul presupposto, di cui all'art. 47-quinquies, comma 1, della medesima legge, che non sussista un concreto pericolo di commissione di ulteriori delitti.
 
(5) Comma sostituito dall'articolo 4 della legge 27 maggio 1998, n. 165 e successivamente dall'articolo 7 della legge 5 dicembre 2005, n. 251.
La Corte costituzionale, con sentenza 5 dicembre 2003, n. 350, aveva dichiarato l'illegittimità costituzionale della lettera a) del presente comma nel testo precedente la modifica, nella parte in cui non prevedeva la concessione della detenzione domiciliare anche nei confronti della madre condannata, e, nei casi previsti dal comma 1, lettera b), del padre condannato, conviventi con un figlio portatore di handicap totalmente invalidante.
 
(6) Comma aggiunto dall'articolo 7 della legge 5 dicembre 2005, n. 251.
 
(7) Comma aggiunto dall'articolo 4 della legge 27 maggio 1998, n. 165 e successivamente sostituito dall'articolo 7 della legge 5 dicembre 2005, n. 251.
 
(8) Comma aggiunto dall'articolo 4 della legge 27 maggio 1998, n. 165.
 
(9) Comma abrogato dall'articolo 1 del D.L. 13 maggio 1991, n. 152.
 
(10) Comma abrogato dall'articolo 4 della legge 27 maggio 1998, n. 165.
 
(11) Comma modificato dall'articolo 4 della legge 27 maggio 1998, n. 165.
 
(12) Comma aggiunto dall'articolo 17 del D.L. 24 novembre 2000, n. 341.
 
(13) Comma modificato dall'articolo 4 della legge 27 maggio 1998, n. 165.
 
(14) La Corte Costituzionale, con sentenza 12 giugno 2009, n. 177 (in Gazz. Uff., 17 giugno, n. 24), ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma, nella parte in cui non limita la punibilita' ai sensi dell'art. 385 del codice penale al solo allontanamento che si protragga per piu' di dodici ore, come stabilito dall'art. 47-sexies, comma 2, della presente legge, sul presupposto, di cui all'art. 47-quinquies, comma 1, della medesima legge, che non sussista un concreto pericolo di commissione di ulteriori delitti.
 
(15) La Corte costituzionale, con sentenza 13 giugno 1997, n. 173, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma, nella parte in cui non fa derivare autonomamente la sospensione della detenzione domiciliare dalla presentazione di una denuncia per il reato previsto dal comma 8 di questo articolo.
 
(16) Comma aggiunto dall'articolo 4 della legge 27 maggio 1998, n. 165.




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