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oggetto dell'appello e divieto dei nova
 
Con riferimento all'appello, il principio generale espresso dall'art. 345 cpc è quello del divieto assoluto di apportare elementi di novità rispetto al quadro di fatti e al complesso delle prove valutate dal giudice del primo grado.
In relazione all'oggetto della cognzione, la norma pone il divieto di proporre nuove domande e di sollevare nuove eccezioni; in particolare, con riferimento alle domande, sono ammesse solo quelle rivolte a conseguire frutti e accessori maturati dopo la sentenza e quelle rivolte a conseguire il risarcimento dei danni sofferti dopo la sentenza.
Il divieto di nuove domande è stato peraltro inteso in guisa non del tutto omogenea da parte della Suprema Corte che ha, a volte, ritenuto non precluse domande fondare su diversi presupposti giuridici ma sulla base dei medesimi fatti. Ad esempio è stata ritenuta non confliggente con il principio del divieto dei nova in appello la domanda volta a conseguire, sulla base dei medesimi fatti, l'indennizzo per arricchimento ingiustificato ex art. 2041 cc, anzichè la condanna ex contractu.
Il divieto di nova in appello riguarda anche le prove, sia precostituite, a mente della L. n. 69/2009, sia costituende, salvo che la prova risulti indispensabile o che la parte dimostri di non averla potuta produrre (o richiedere) in precedenza. La Suprema Corte, sotto il profilo del divieto di nuove richieste istruttorie in appello, ha in ogni caso sottolineato come esse siano inammissibili laddove volte a sanare decadenze che si siano prodotte nel precedente grado. Ancora si è avuto modo di sottolineare come gli stessi effetti della non contestazione prodottisi nel grado precedente siano da considerare irreversibili non potendo essere gli stessi ridiscussi a seguito dell'impugnazione mediante una contestazione specifica tardiva.

ARTICOLO  345

Domande ed eccezioni nuove

[I]. Nel giudizio d'appello non possono proporsi domande nuove e, se proposte, debbono essere dichiarate inammissibili d'ufficio. Possono tuttavia domandarsi gli interessi, i frutti e gli accessori maturati dopo la sentenza impugnata, nonché il risarcimento dei danni sofferti dopo la sentenza stessa.

[II]. Non possono proporsi nuove eccezioni, che non siano rilevabili anche d'ufficio.

[III]. Non sono ammessi nuovi mezzi di prova e non possono essere prodotti nuovi documenti, salvo che il collegio non li ritenga indispensabili ai fini della decisione della causa ovvero che la parte dimostri di non aver potuto proporli o produrli nel giudizio di primo grado per causa ad essa non imputabile. Può sempre deferirsi il giuramento decisorio [233, 2736 ss. c.c.] (2).





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